Neutralità sì, ma non come regalo agli “Autocrat bros”!

Il 27 settembre non è la nostra neutralità a essere in gioco, per quanto l'UDC voglia farcelo credere. La Svizzera è neutrale oggi e resterà neutrale anche dopo un No alla cosiddetta «Iniziativa sulla neutralità». La vera domanda è un'altra: vogliamo legarci le mani da soli, iscrivendo nella Costituzione un regolamento rigido e consegnando così la nostra sovranità agli Autocrat bros? Il popolo deve mandare un segnale chiaro all'UDC: la sovranità della Svizzera non è in vendita.

1 set 2026
Ein Foto zeigt ein großes, farbenfrohes Wandgemälde auf einem verwitterten Betonmauerabschnitt, das eine Parodie des berühmten

La Svizzera non è un'isola: né geograficamente, né politicamente, e tanto meno quando si parla della nostra sicurezza. Come nella vita di tutti i giorni, le minacce del nostro tempo non si fermano più ai confini: attacchi informatici, droni, disinformazione ed eserciti che ridisegnano i confini con la forza.

A tutto questo l'Iniziativa sulla neutralità risponde con una sola istruzione: guardare dall'altra parte. Vieterebbe alla Svizzera di adottare sanzioni proprie contro uno Stato in guerra, a meno che non le ordini il Consiglio di sicurezza dell'ONU, e impedirebbe ogni cooperazione con i partner della difesa fino a quando un attacco contro la Svizzera non sia in corso o direttamente imminente.

Insieme siamo forti

Volt è il primo partito paneuropeo: oltre 35'000 membri in più di 30 Paesi e più di 300 eletti nei parlamenti locali, nazionali ed europeo.

Insieme ci battiamo per un'Europa forte, unita e federale che, come i Confederati nella storia svizzera, sceglie di stare insieme pur parlando lingue diverse e vivendo culture diverse. Quella Alleanza storica, come la nostra visione per l'Europa, non è mai stata una rinuncia all'indipendenza. Era, ed è tuttora, la scelta naturale che permette a piccole comunità di restare libere di fronte a potenze molto più grandi. Un'Europa che difende i nostri valori comuni di democrazia, diritti umani e Stato di diritto ha bisogno di una Svizzera ancora capace di agire, non di una Svizzera che si è scritta la resa nella Costituzione.

Rinunceremmo alla nostra sovranità

L'iniziativa suona come indipendenza, ma fa esattamente il contrario. Lega le mani del Consiglio federale a un organo in cui la Svizzera non siede in modo permanente e non ha diritto di voto. Se il Consiglio di sicurezza è bloccato, e di norma lo è, con esso è bloccata anche la Svizzera.

Significa che gli Autocrat bros con diritto di veto nel Consiglio di sicurezza deciderebbero che cosa la Svizzera può o non può fare di fronte a una guerra nel nostro continente. Berna non valuterebbe più caso per caso: aspetterebbe. Paesi rimasti fuori dalla NATO, come Austria, Irlanda e Malta, continuano a decidere da sé le proprie misure restrittive. Saremmo l'unico Paese in Europa ad essersi tolto quella decisione dalle mani. Questa non è indipendenza. È scaricare la responsabilità e, in fin dei conti, una grave perdita di sovranità.

Un «sì» non manterrebbe lo status quo: lo smantellerebbe

La Svizzera non è rimasta ferma. Partecipiamo al Partenariato per la pace della NATO dal 1996. Nell'ottobre 2024 la Svizzera è diventata il quindicesimo membro della European Sky Shield Initiative, un programma comune per la difesa aerea da terra, e vi ha aderito esattamente come ha fatto la neutrale Austria, con una dichiarazione scritta che esclude qualsiasi partecipazione a un conflitto armato. Nulla di tutto questo ci obbliga a combattere la guerra di qualcun altro. Ci porta prezzi migliori, tempi di consegna più brevi, infrastrutture di addestramento condivise e conoscenze che da soli non potremmo mai costruire.

L'iniziativa vieterebbe la cooperazione con le alleanze di difesa fino a un attacco armato contro la Svizzera o alla sua imminenza diretta. Questo mette fine alle esercitazioni congiunte? A Sky Shield? Alla cooperazione contro i droni nel nostro spazio aereo? Nessuno può dirvelo, perché una frase iscritta nella Costituzione viene poi interpretata per decenni da tribunali e diplomatici, non dal comitato che l'ha redatta.

Un Paese che non sa dire con certezza che cosa gli è permesso fare non è un partner affidabile, e non è nemmeno rassicurante per i propri cittadini.

Ed è qui che entra in gioco il popolo

Un No il 27 settembre non cambia nulla della neutralità svizzera. Non entriamo nella NATO. Non mandiamo soldati nella guerra di nessuno. Non rinunciamo ai buoni uffici ed incarichi che hanno reso Ginevra quello che è. La neutralità resta esattamente ciò che è sempre stata: uno strumento flessibile di politica estera che serve questo Paese da due secoli e una pratica che ci è valsa il rispetto del mondo.

Ciò che un No preserva è la capacità di giudizio. Ogni caso valutato nel merito e deciso a Berna, da un governo che risponde a noi, al popolo. È questo l'assetto che l'iniziativa vuole sostituire con una regola fissa, scritta anni prima da chi non può sapere che cosa ci troveremo davanti.

Noi ci siamo

Per noi di Volt è chiaro: una Svizzera che non può decidere da sé non è una Svizzera più forte. L'Iniziativa sulla neutralità offre una certezza della peggiore specie: la certezza di non poter mai reagire.

Preferiamo tenerci quel discernimento che ha tenuto questo Paese fuori da due guerre mondiali e che si è rivelato utile a tutti, anche in tempo di pace.

Per questo Volt Svizzera raccomanda un No il 27 settembre.

Se vuoi aiutarci a fare campagna contro questa iniziativa, clicca qui e sostieni la nostra campagna con una donazione.

La Svizzera è neutrale, sì, e neutrale resterà. Il 27 settembre in votazione c'è un'altra cosa: se siamo ancora noi a decidere che cosa questo significhi. Non diamo agli Autocrat bros un lasciapassare per la guerra. Vota No.

Vuoi approfondire i fatti?

In quanto partito basato sui fatti, ci impegniamo a rendere accessibili questioni complesse attraverso analisi dettagliate. Il nostro team politico ha raccolto qui i dati chiave che mettono in luce questa iniziativa e le sue conseguenze di vasta portata.